Colloquio sull'Associazione
Roma, 2 - 5 novembre 2000

Ultimo giorno, seduta del mattino

di Fr. Donald Johanson
 
La conferenza di stamattina è stata tenuta da M. Carlier, del Belgio Sud. Carlier ha cominciato il suo intervento facendo notare l'esistenza di qualche difficoltà di terminologia per quel che riguarda "l'Associazione". "Essere associati all'Istituto" implica integrazione con l'Istituto e dipendenza da esso. "Associarsi all'Istituto" implica qualcosa di più di una società. Associazione "per la missione" deve sempre essere la motivazione, accompagnata dall'impegno individuale e dall'azione come gruppo. L'idea di un "contratto" non implica sempre un impegno profondo e un senso di appartenenza, che, idealmente, sono sempre uniti all'associazione. Tempo addietro, quando il gruppo dirigente di una scuola era sinonimo di comunità di Fratelli, c'era omogeneità. Ora, i quadri di un Istituto scolastico formano spesso un gruppo eterogeneo, in cui la misura dell'impegno per la missione è molto varia, secondo le persone.

Questo non vuol dire che l'idea dell'associazione debba essere accantonata. Giovanni Battista de La Salle si è lasciato commuovere dalle pene umane e spirituali dei bambini degli artigiani e dei poveri. Simili situazioni di pena che riguardano giovani e adulti esistono ancora oggi. Dobbiamo riscoprire qual'è il nostro ruolo specifico di fronte ad una situazione simile.

Secondo M. Carlier, l'autentica Associazione Lasalliana risponde a tre criteri. Il primo è un impegno apostolico, specifico, riconosciuto, autenticato dal Fratello Visitatore, e vissuto in comunione con altri. In secondo luogo, le convinzioni ereditate dal carisma di fondazione e condivise da altri Gruppi Lasalliani, sono organizzate in modo da perseguire fini comuni. E' l'espandersi della comunione di persone e di gruppi che fonda l'associazione. Il terzo criterio è il legame con il Distretto e l'Istituto. Quel che è centrale, è la missione, non l'Istituto. E' la missione che associa l'Istituto, le persone e i gruppi. Si tratta donque, per questi ultimi, di associarsi con l'Istituto per realizzare la missione comune.

Ha sostenuto che non ci poteva essere una scuola lasalliana senza una comunità lasalliana adulta. Noi dobbiamo riflettere su come dobbiamo dirigere le scuole insieme, su come esercitare le responsabilità senza monopolizzare il potere, su come metterci in discussione l'un l'altro, su come ascoltarci reciprocamente, perché lo Spirito parla ed agisce in ciascuno di noi. Dobbiamo imparare a tener conto della nostra diversità, imparare a sperimentare, a valutare , e ad aiutarci l'un l'altro, a scoprire il senso della nostra vita in quanto professori. Il nostro compito consiste nel definire chiaramente i ministeri particolari delle diverse comunità scolastiche, nel far nascere e sviluppare la comunione, nel creare e far crescere un senso di appartenenza.

Questo pomeriggio, il Consiglio Generale risponderà alle 17 domande poste dal gruppo del CELAS.
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