LA SCUOLA LASALLIANA IN EUROPA OGGI e DOMANI

Fratel John Johnston, FSC
Superiore Generale
10 Marzo 2000

 
 
Cari Lasalliani d'Europa, è un grande piacere per me porgervi il più cordiale benvenuto nella Casa Generalizia dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Alcuni di voi sono già stati in questa casa in altre occasioni. Altri sono qui presenti per la prima volta. In vario modo la Casa Generalizia è al servizio della missione Lasalliana. Non ha altri motivi per esistere. Quelli tra di noi che lavorano qui si adoperano per contribuire alla missione offrendo ai Lasalliani tutto il servizio che possono. Desideriamo che coloro che sono impegnati nella missione Lasalliana facciano conoscenza con questa casa e vi si sentano a loro agio. Voi siete tutti veramente i benvenuti.

Voi siete i delegati di quindici paesi d'Europa: capi d'istituto, membri dei consigli, genitori, amministratori... e giovani, che rappresentate e ci ricordate quelli della vostra età per i quali noi esistiamo. Siete venuti a Roma durante quest'Anno Giubilare per riflettere sulla missione Lasalliana, e specialmente sull'educazione della gioventù povera e sulla libertà di educare in un mondo caratterizzato da cambiamenti vertiginosi. Domani discuterete i relativi problemi con l'Arcivescovo Pittau e con altri leaders dell'educazione. Sabato andrete in pellegrinaggio ad una delle più importanti basiliche, accompagnati dal Vicario Generale del Santo Padre per la Diocesi di Roma. Oggi siete venuti alla Casa Generalizia per ricevere un messaggio da parte del Superiore Generale sulla missione Lasalliana, nel volgere del secolo e del millennio.

L'importanza della vostra presenza

La vostra presenza a Roma ha un duplice significato. Uso la parola significato nel suo senso letterale. La vostra presenza è significativa, è cioè un segno di due dimensioni essenziali di essere Lasalliani.

Voi siete i delegati dei Lasalliani in Europa. La composizione stessa di questo gruppo e le vostre riunioni nel corso dei giorni significano che voi siete una comunione di Lasalliani. In quanto segno di comunione, il vostro congresso richiama, esprime e alimenta la vostra unione in Cristo e in Giovanni Battista de La Salle. Oggi voi siete venuti alla Casa Generalizia, un centro che è esso stesso un segno della dimensione internazionale della missione Lasalliana. La vostra visita al Santuario di San Giovanni Battista de La Salle e il vostro incontro con il suo attuale successore significa che la missione Lasalliana in Europa è intimamente unita alla missione Lasalliana in tutto il mondo.

In un modo o in un altro siamo tutti partecipi di questa missione, insieme a sessantotto mila dirigenti e insegnanti e anche a molte migliaia di genitori, ex.alunni, amici e benefattori impegnati nella missione Lasalliana in più di ottanta paesi. Siamo al servizio di circa ottocento mila fanciulli, ragazzi, adolescenti, giovani, adulti e persone mature. Sono differenti per razza, retaggio etnico, lingua, religione, situazione politica ed economica. La maggior parte di essi gode di una pace relativa, ma altri soffrono a causa di discriminazioni, divisioni, oppressioni, violenza e persino a causa della guerra. Noi Lasalliani esercitiamo la nostra missione in più di novecento scuole e centri educativi: giardini d'infanzia; scuole elementari, medie, secondarie e tecniche; facoltà d'ingegneria, scuole agricole, scuole di preparazione all'insegnamento, università. Abbiamo programmi per gli analfabeti, per i ragazzi di strada, per gli orfani, gli emigranti, per i nomadi, per gli invalidi e per i minorati mentali, per i giovani con difficoltà di apprendimento e per quelli con problemi di comportamento. Abbiamo centri di pastorale giovanile che offrono attività religiose e di apostolato. Abbiamo centri sportivi ed altre forme di attività ricreative e sociali.

La vostra presenza a Roma, in senso analogo, è sacramentale. Intendo dire con ciò che la vostra presenza è un segno che produce ciò che significa. Nel modo in cui esprimete la vostra comunione di Lasalliani Europei e di Lasalliani internazionali, alimentate ed approfondite il vostro senso di appartenenza. La qualità delle vostre riunioni e delle discussioni è assai importante, ovviamente. Nondimeno, le vostre giornate passate insieme hanno un significato che va oltre la dimensione della conoscenza.

Oggi e Domani

Le mie riflessioni introduttive sono pertinenti al messaggio che desidero comunicarvi in questo pomeriggio. Ho intitolato questa conferenza La Scuola Lasalliana in Europa: Oggi e Domani. In realtà io dirò ben poco sul domani. Il domani non è qui e non sarà mai qui. Noi viviamo solo nel presente. La nostra responsabilità è oggi la missione Lasalliana. Di conseguenza, l'oggi deve essere al centro della nostra attenzione. Sono i nostri successori ad essere responsabili per domani. Dobbiamo avere fiducia in essi e nella capacità di rispondere alla loro realtà. Nello stesso tempo dobbiamo ricordare che ciò che noi facciamo oggi, e ciò che noi non facciamo, avrà un profondo effetto nel mondo che i nostri successori avranno in eredità. La nostra generazione ha l'obbligo di lasciare loro situazioni che diano delle possibilità.

Ho detto che viviamo in un mondo di cambiamenti vertiginosi. Sette anni fa il 42° Capitolo Generale ci ha ricordato alcune delle più importanti sfide che riguardano direttamente la missione Lasalliana:

"flussi migratori, razzismo, violenza urbana, terrorismo, tossicodipendenza, perdita dei valori umani di base, crisi della fede, rifiuto dell'educazione religiosa, attrazione delle sette, disoccupazione, AIDS, fame, analfabetismo, ragazzi di strada, senzatetto, disprezzo della vita, disgregazione della famiglia, abbandono della scuola..." (Circolare 435, p. 13)

Il Capitolo ha poi invitato il Superiore Generale e il suo Consiglio a fare oggetto di studio queste ed altre sfide, con l'assistenza di professionisti e di esperti. La nostra risposta ha preso la forma dei "cinque colloquia". I temi prescelti comprendono molti aspetti dei cambiamenti avvenuti nel nostro modo di vivere, di pensare e di comportarci, insieme alle loro conseguenze. Abbiamo studiato gli argomenti che riguardano la famiglia, la globalizzazione, il fenomeno delle megalopoli, le nuove tecnologie dell'informazione e l'evangelizzazione. Piuttosto che parlare separatamente di questi cinque argomenti, voglio dire qualcosa su di essi globalmente. Userò, perciò, la parola globalizzazione. Non sono affatto un esperto dell'argomento. Al contrario. Inoltre, so bene che vi sono differenti modi di intendere la parola globalizzazione. Ma non è mia intenzione entrare in una controversia sulla definizione precisa. Voglio piuttosto usare la parola per meglio descrivere i "cambiamenti vertiginosi" di cui ho poc'anzi parlato e, conseguentemente, comprendere meglio la nostra missione Lasalliana in questo mondo, oggi e domani.

Globalizzazione

Nel settembre scorso, in un congresso sulla missione, in Argentina, il Cardinale Francis George, OMI, Arcivescovo di Chicago, ha parlato a circa tre mila delegati, provenienti dai paesi delle Americhe. Ha detto al suo uditorio che con il crollo del comunismo, la fine della guerra fredda e la fine dell'accordo della politica bipolare, è giunto alla fine anche l'ordine economico che divideva il mondo in capitalista e socialista. E' emerso intanto qualcosa di nuovo e che ne ha preso il posto, qualcosa che molti chiamano "globalizzazione". La globalizzazione ha dimensioni tecnologiche, economiche, politiche e culturali. Il Cardinale George ha sostenuto che la Chiesa è obbligata a confrontarsi e a dialogare con questo cosiddetto "nuovo ordine mondiale", per convalidare ciò che è buono, e per affrontare le sue carenze e i suoi mali alla luce del Vangelo e con il suo potere. La Chiesa deve proclamare, come afferma ripetutamente Giovanni Paolo II, che l'economia deve essere al servizio della persona, e non la persona al servizio dell'economia.

Alcuni parlano della globalizzazione come di un processo che può contribuire alla costruzione di una famiglia umana unita e armoniosa. Il Cardinale George ha osservato che è vero che essa può unire popoli e luoghi, ma può anche sopraffare e opprimere le persone. Il capitalismo di mercato che viene promosso, assomiglia al capitalismo liberale della fine del 19° secolo e quindi è talvolta chiamato capitalismo neoliberale. Questo capitalismo è sempre di meno sotto il controllo e la regolamentazione del governo. Accresce il divario esistente tra i ricchi e i poveri e promuove una cultura globale contrassegnata dal consumismo. Joseph Stiglitz, che si è da poco dimesso da economista capo della Banca Mondiale, accusa la comunità finanziaria mondiale di escludere i paesi poveri dai processi decisionali. L'articolista William Pfaff scrive che "il nuovo capitalismo, asservito agli interessi degli azionisti, e il nuovo globalismo, asservito agli interessi delle società commerciali, sono già in crisi. Nell'uno e nell'altro caso è facile identificarne la causa. Dipende dalla subordinazione al profitto dei lavoratori, degli utenti, dell'interesse pubblico e privato - e persino del patriottismo.

La ricerca del profitto economico rischia di diventare il più alto obiettivo umano. Le persone saranno considerate come reali e potenziali utenti. Il valore degli esseri umani alla luce di "quanto possono comprare e consumare" è senza dubbio un affronto alla dignità umana. La promessa della globalizzazione è di voler promuovere la prosperità, ma dall'esperienza di molti risulta che porta invece all'esclusione e allo sfruttamento. Sappiamo che vi deve essere un controllo e una regolamentazione dell'economia ma, come ha osservato il Cardinale George, non vi è un interlocutore politico unico per una economia globale. Claude Smadir, amministratore delegato del World Economic Forum, sollecita un'associazione tra governo ed economia. Dice che non si tratta di scegliere tra governo poco o troppo assistenziale, ma di ridefinire la missione del governo. Nello stesso tempo, sostiene che le stesse corporazioni debbono divenire socialmente responsabili e attente alla dimensione etica.

Scrivo queste parole nel giorno successivo all'interessante discorso del Presidente dell'India K.R. Narayanan. Egli ha messo in guardia la sua nazione affermando che milioni di persone "in fermento per la frustrazione" sono state dimenticate nello squallore e nell'ignoranza, proprio quando l'economia indiana, sempre più sospinta dal mercato a crescere più rapidamente, ha creato una classe di nuovi ricchi. Ha sostenuto l'importanza di garantire che i vantaggi della crescita raggiungano gli strati poveri della società, aggiungendo che "l'abbandono di coloro che sono diventati poveri porterà al rancore e alla violenza". Certamente l'Europa non è l'India. Però, possiamo non avvertire la pertinenza dei suoi rilievi allorché riflettiamo sulla crescente criminalità e sulla violenza tra i giovani delle città piccole e grandi e nei quartieri d'Europa, e anche in alcune scuole?

Il Cardinale George ha parlato di una resistenza della gente del luogo all'intrusione globale, all'emergere di società multiculturali e alla minaccia di una frammentazione della cultura. La resistenza si manifesta nella rivendicazione dell'identità locale, della religione, della lingua, dei costumi, come pure nel fondamentalismo e nella conflittualità. Klaus Schwab, fondatore del Forum Economico Mondiale, osserva che "non si vede la convergenza delle culture in un villagio globale ben funzionante. Il problema reale è come gestire la diversità in un mondo di stretti contatti tra identità culturali e cosuetudini etniche che non vogliono scomparire".

Globalizzazione ed educazione

Parecchi mesi fa la rivista Newsweek ha dedicato un lungo articolo all'impatto della globalizzazione sull'educazione. L'autore osserva che anche i movimenti di "riforma dell'educazione" sono spesso regolati e configurati al successo economico. Il pericolo è quello di dimenticare i ragazzi e i giovani per i quali esiste l'educazione. E' considerato acquisito il giudizio che la prosperità economica di una nazione è legata alla sua scorta di capitale umano, e che il capitale umano dipende dalla qualità del suo sitema educativo. Sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, le scuole stanno diventando un prolungamento della politica economica. Newsweek dice che ridurre le scuole a un elemento di politica economica non è senza rischi. Io dico che è grottesco! Poiché pone i ragazzi nella linea di fronte del cambiamento sociale. Li carica di eccessive richieste, i cui risultati possono essere e spesso sono tensioni pericolose e forti problemi emotivi, e persino il suicidio. Fare delle scuole un prolungamento della politica economica significa sfruttare i ragazzi e i giovani. E questo è dannoso.

Ciononostante, sfruttare i ragazzi per fini economici è una cosa, prepararli a vivere moralmente, realmente e felicemente in un mondo globalizzato è un'altra cosa, totalmente diversa.

Globalizzazione: una realtà

La globalizzazione è una realtà. Non possiamo semplicemente schivarla, ignorarla o condannarla. Non vi sono alternative. La Chiesa deve affrontarla nel dialogo. Questo incontro richiede un riconoscimento di ciò che è positivo o che possa essere potenzialmente positivo. Ad esempio, le nuove tecnologie dell'informazione, della comunicazione e dei trasporti possono essere mezzi per favorire un "collegamento" tra i popoli, per il miglioramento della loro vita e dell'economia delle loro nazioni, e anche per la difesa dei loro diritti. Nel contempo, però, la Chiesa oltre al riconoscimento deve anche prendere una posizione profetica sugli elementi negativi della globalizzazione.

La risposta dei Lasalliani: proclamare e promuovere il Regno di Dio

Giovanni Paolo II ha detto che le società debbono manifestare un maggior senso di responsabilità per il bene comune. Non debbono mai perdere di vista la persona umana. La sfida, ha detto, "è di assicurare una globalizzazione nella solidarietà, una globalizzazione senza emarginazione", (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1998) Perciò, come ha detto Francis George, la Chiesa deve proclamare e difendere la persona umana facendone il centro della sua missione in un mondo globalizzato. La Chiesa deve sostenere la dignità umana e promuovere la cultura della vita e dell'umana solidarietà.

Nella mia lettera pastorale dell'anno scorso, Sulla Difesa dell'Infanzia, il Regno di Dio, e la Missione Lasalliana, ho suggerito che la nozione di Regno di Dio fornisce un contesto eccellente per comprendere la missione Lasalliana. So molto bene che una analogia di tipo monarchico non va a genio a tutti. Però l'analogia concordava con la spiegazione di Cristo sulla sua missione e può aiutarci a comprendere la nostra. Giovanni Battista de La Salle ha detto che la nostra missione è onorevole agli occhi di Dio "poiché cerca di diffondere il suo Regno". La Regola dei Fratelli dichiara che la missione Lasalliana comporta attenzione "alle necessità educative dei poveri in quanto essi si sforzano di divenire consapevoli della loro dignità e di vivere e di essere riconosciuti come esseri umani e figli di Dio". Queste parole presuppongono che il genere di ingiustizia e l'affronto all'umana dignità, che può essere causato dalla globalizzazione, è incompatibile con il Regno di Dio. Perciò, dice la Regola, la missione Lasalliana contiene un un impegno ben preciso di stabilire, rinnovare e diversificare le nostre opere "in accordo con ciò che richiede il Regno di Dio".

Ogni scuola e centro Lasalliano deve essere un "segno del Regno". I suoi orientamenti, l'atmosfera e la qualità delle relazioni debbono "significare" la comunione interpersonale richiesta dal Regno di Dio. In più, ogni scuola o centro deve essere un "mezzo di salvezza". Il nostro ministero, dice la Regola, ci richiede "di lavorare efficacemente per la costruzione del Regno di Dio". (Regola, 11, 3, 69)

Inoltre la Regola dice che i Fratelli, "cooperatori di Gesù Cristo, consacrano tutta la loro esistenza a costruire il Regno di Dio mediante il servizio dell'educazione". (Regola, 5) Ancora, Dio chiama non solo i Fratelli ma tutti quelli che partecipano alla missione Lasalliana a cooperare con Gesù Cristo nel proclamare il Regno di Dio con ciò che diciamo, con ciò che facciamo e con ciò che noi siamo. Proclamare e fondare il Regno è il fine della missione di Gesù: Io debbo proclamare la buona novella del Regno di Dio... poiché per questo io sono stato inviato". (Lc 4, 43) Gesù stesso nella sua vita, nel suo insegnamento e nelle sue azioni rivela Dio che regna. Gesù si rivolge a Dio con una espressione di intimità, Abba, Padre. Rappresenta Dio sensibile ai bisogni e alle sofferenze di ogni essere umano, amorevole e misericordioso, pronto al perdono.

Giovanni Paolo II dice che i membri degli istituti religiosi, come i Fratelli, debbono essere un segno dello Spirito in ordine al Regno futuro. Per estensione, i collaboratori dei Fratelli dovrebbero essere anch'essi un segno dello Spirito in ordine al Regno futuro di Dio. Però, l'attesa della felicità futura con Dio si trasforma, dice il Papa, in un impegno "affinché il Regno si affermi in modo crescente qui ed ora". (VC, 27) Il Regno, egli dice, "mira a trasformare i rapporti tra gli uomini e si attua progressivamente, man mano che essi imparano ad amarsi, a perdonarsi e a servirsi a vicenda". "La sua natura è quella della comunione di tutti gli esseri umani tra di loro e con Dio". Esso promuove "la fratellanza universale poiché tutti gli uomini e le donne sono figli e figlie dello stesso Padre e fratelli e sorelle in Cristo". (Redemptoris Missio, 14, 15, 43)

Noi Lasalliani dobbiamo essere dei segni creativi e dinamici dell'impegno della Chiesa a promuovere il Regno di Dio. La Chiesa contribuisce mediante la "testimonianza, il dialogo, la promozione umana, l'impegno per la giustizia e la pace, l'educazione, la cura dei malati, l'aiuto ai poveri, l'assistenza all'infanzia... Costruire il Regno significa lavorare per la liberazione dal male in tutte le sue forme... La Chiesa è chiamata a dar testimonianza a Cristo, prendendo posizioni coraggiose e profetiche di fronte alla corruzione del potere politico o economico". (RM 18, 20, 15, 43)

Il Rapporto Delors

Noi siamo segno della presenza della Chiesa nell'esercizio della nostra missione di educare umanamente e cristianamente i giovani, quelli poveri in modo particolare. Stiamo partecipando a un congresso di educatori Europei. E' perciò appropriato riflettere sulla missione Lasalliana alla luce del Rapporto della Commissione Internazionale dell'Educazione per il 21° secolo, presieduta da Jacques Delors, già Presidente della Commissione Europea. Non pretendo di avere una conoscenza profonda del Rapporto Delors. Mi baso per questi commenti soprattutto sul discorso pronunciato da Etienne Verhack, Segretario Generale della commissione europea per l'Educazione Cattolica (CEEC).

Secondo il Rapporto Delors l'educazione dovrebbe essere organizzata intorno a quattro pilastri. I giovani dovrebbero imparare a conoscere, a fare, a vivere insieme, e ad essere.

1. Debbono acquisire gli strumenti di cui hanno bisogno per comprendere. Debbono provare il piacere di imparare e di fare delle scoperte. Benché intendano specializzarsi, non debbono mai perdere di vista l'educazione generale e la cultura.

2. I giovani debbono divenire competenti in modo generale più che essere preparati a compiti chiaramente determinati. La competenza ha la precedenza sulla qualificazione professionale. Questa competenza comprende la formazione tecnica e professionale , la buona condotta, l'abilità al lavoro di squadra, lo spirito di iniziativa e la disponibilità ad accollarsi dei rischi.

3. I giovani debbono apprendere a vivere insieme nel mutuo rispetto e nella stima delle culture , degli aspetti di spiritualità, della storia e delle tradizioni degli altri. Debbono acquisire la capacità di evitare i conflitti quando è possibile, e di risolverli pacificamente, quando capitano. Dobbono inoltre imparare ad accettare la diversità, a riconoscere l'unità di base che è presente ma che spesso non è riconosciuta, e a vivere in uno spirito di interdipendenza.

4. L'educazione deve contribuire al pieno sviluppo di ciascun individuo: spirito e corpo, intelligenza, sensibilità, senso estetico, responsabilità personale e spiritualità. Invece di preparare i ragazzi e i giovani a vivere passivamente in una società già organizzata, l'educazione deve fornire loro la capacità intellettuale di comprendere il mondo e di sapersi comportare con responsabilità e spirito di iniziativa.

Le Scuole Cattoliche alla Luce dei quattro Pilastri

Verhack crede che le scuole cattoliche dovrebbero rivedere i loro programmi alla luce dei quattro pilastri. Egli pone un'attenzione speciale al quarto pilastro, "imparare ad essere", cioè all'educazione di tutta la persona. Egli pensa che questo pilastro porti a uno dei fini fondamentali della scuola cattolica: l'evangelizzazione. La missione dell'evangelizzazione, egli dice, tocca direttamente l'identità della scuola cattolica.

° Verhack dice che oggi ci rivolgiamo a una cultura che è stata cristianizzata, ma che ora ha rotto i vincoli con il suo passato religioso. Le scuole cattoliche sono presenti in situazioni multiculturali, multireligiose, indifferenti alla religione e pervase dal consumismo. La cultura che soggiace all'Europa occidentale non sopporta più la loro missione.

° Il fine principale della scuola cattolica è di risvegliare nei giovani la ricerca di significato e la speranza in un mondo in cui la religione è spesso considerata irrazionale, un vestigio del passato e irrilevante rispetto ai problemi umani fondamentali. In una scuola cattolica gli insegnanti debbono garantire ai giovani di poter informarsi sulle questioni riguardanti il significato e la speranza in condizioni ambientali accoglienti. La scuola cattolica non deve mai ridursi alla comunicazione di conoscenze tecniche e scientifiche e all'informazione.

° Le scuole cattoliche debbono essere fedeli alla loro identità cattolica e contemporaneamente essere aperte agli altri. Debbono accogliere di buon grado la diversità sociale, multietnica, multiculturale e multireligiosa. Le scuole cattoliche possono trovare nuova vitalità nell'aiutare i giovani ad imparare a vivere la diversità come una ricchezza e non come causa di paura. L'unità non si trova nella ricerca del minimo comune denominatore, ma nel rispetto e nella mutua conoscenza. Una grande sfida per le scuole cattoliche è quella di aiutare i giovani a imparare a comprendere e a vivere l'unità nella diversità.

° Verhack è a favore di un solido investimento sulla formazione continua dei membri della comunità educativa riguardo al significato della scuola cattolica. A dir poco questo investimento è in grado di garantire il futuro delle scuole. E' di particolare importanza che i capi delle scuole cattoliche ne interiorizzino il significato e si impegnino a trasformare in realtà i programmi scritti.

° Nelle scuole cattoliche il dialogo tra la fede e le questioni circa il significato e la speranza ha luogo in comunità. Questa comunità deve essere aperta alla comunità mondiale nella sua ricerca dei valori morali. Deve essere solidale con i paesi in via di sviluppo economico.

LA MISSIONE LASALLIANA

Mentre preparavo questi paragrafi sull'educazione nel contesto della globalizzazione - educazione in generale ed educazione cattolica in particolare - ero pienamente consapevole della convergenza di queste considerazioni con la tradizione Lasalliana e specialmente con le recenti pubblicazini dell'Istituto:

1° Due documenti del Consiglio Generale basati sugli orientamenti del Capitolo Generale:
La missione Lasalliana dell'Educazione Umana e Cristiana: una Missione Condivisa
Riflessioni sulla politica missionaria dell'Istituto

2° Due edizioni del Bollettino dell'Istituto:
La Scuola Cristiana Lasalliana e la sua Presenza tra le altre Religioni
L'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane e l'Educazione Oggi, una presentazione dei cinque colloquia.

3° La mia presentazione a Strasburgo:
Lasalliani senza Frontiere
e sezioni di molte lettere pastorali.

Questa lista non è definitiva. Si dovrebbero aggiungere non solo altre presentazioni scritte, ma anche gli interventi dei Consiglieri Generali e dei membri dei vari segretariati in numerevoli incontri con i Fratelli e i collaboratori nel corso degli anni.

Il mio commento non è un invito all'autocompiacimento. Dichiarazioni ed esortazioni sono ovviamente una cosa, e la realtà vissuta è del tutto un'altra. Tuttavia, penso che dovremmo riconoscere la validità degli orientamenti del nostro Istituto, per l'evidente progresso che - grazie a Dio - abbiamo fatto nel rivitalizzare la missione Lasalliana, e nel rinnovare il nostro impegno a proseguire i nostri obietivi sempre più efficacemente.

Il carisma Lasalliano

Trecentoventi anni fa, Dio ha affidato una speciale missione a Giovanni Battista de La Salle, la missione di procurare un'educazione umana e cristiana ai ragazzi e ai giovani, specialmente poveri. Noi oggi diremmo che Dio ha conferito a De La Salle un carisma. Egli ha condiviso questo carisma con i primi Fratelli, i quali poi hanno cominciato il processo di trasmetterlo alle generazioni successive di Fratelli. Il modo originale di vivere questo carisma è come Fratelli delle Scuole Cristiane. Oggi, trecentoventi anni dopo la nostra fondazione, noi Fratelli siamo ancora convinti, con De La Salle, che "vi è un grande bisogno di questo Istituto" e, con la nostra Regola, che "i giovani, i poveri, il mondo e la Chiesa hanno ancora bisogno del ministero dei Fratelli". (Regola, 141) Però, noi comprendiamo sempre più chiaramente di prima che questo carisma può essere vissuto in modi diversi. Vediamo con grande gioia che il carisma di Giovanni Battista de La Salle ispira non soltanto i Fratelli ma "un gran numero di altri educatori". (Regola, 20) Riconosciamo che il dono conferitogli da Dio per il servizio dei giovani va "oltre i confini dell'Istituto da lui fondato". Consideriamo i vari movimenti Lasalliani come "una grazia di Dio". (Regola, 146)

Questo è un congresso di Lasalliani, di uomini e donne che condividono in modi differenti e a diversi livelli il carisma di Giovanni Battista de La Salle. La mia presenza tra di voi, oggi, è un invito a partecipare sempre più profondamente allo spirito di fede e di zelo che ha motivato De La Salle, spirito che è fondamento indispensabile della missione Lasalliana.

Il carisma di Giovanni Battista de La Salle è essenzialmente apostolico e, perciò, è orientato verso la missione. La missione è l'educazione umana e cristiana dei giovani, specialmente di quelli poveri. La missione è anche al servizio dei giovani adulti, degli adulti e delle persone "mature". (Regola 3, 13) In questo pomeriggio non mi è possibile fare riflessioni su tutti gli aspetti della missione Lasalliana. Ho quindi deciso di fare delle considerazioni su sei importanti argomenti: l'educazione alla fede, la pastorale giovanile, l'educazione dei poveri, l'educazione alla giustizia sociale, la promozione di cambiamenti sociali e la difesa dei diritti dell'infanzia. Questi argomenti sono tra quelli che io ho trattato nella mia lettera pastorale di quest'anno. Parte del materiale è stato adattato per questa conferenza.

1. L'educazione alla Fede

Il Consiglio Generale e i membri dei vari segretariati hanno studiato recentemente la situazione dell'educazione alla fede nella missione Lasalliana, oggi. Ho fatto delle riflessioni su questo tema in parecchie lettere pastorali, e più recentemente nella lettera del 1997. Nello stesso anno abbiamo pubblicato La Missione Lasalliana dell'Educazione Umana e Cristiana, che dedica molte pagine alla dimensione cristiana delle nostre scuole, all'educazione alla fede, alla fede in relazione alla cultura, al dialogo ecumenico e interreligioso ed ad altri argomenti rilevanti. Inoltre, recentemente abbiamo pubblicato il Bollettino dell'Istituto che contiene una relazione sul quinto colloquio, Comunicare la Fede Oggi.

Mi limito ora a sollevare l'argomento e ad esprimere il mio convincimento che questo deve essere uno dei principali temi del Capitolo Generale che avrà inizio in questa aula il 1° Maggio. Oggi è grande la tentazione di prendere le distanze dalla sfida implicita nell'educazione alla fede. Di fronte all'indifferenza e all'occasionale ostilità manifestate dai giovani, noi talvolta ci sentiamo indifesi e timorosi nell'affrontare con decisione la sfida. Però, non voglio esagerare. I Lasalliani stanno prendendo sempre più provvedimenti costruttivi. In alcuni distretti le nostre scuole offrono lezioni ben organizzate di educazione alla fede o di studi religiosi su base giornaliera. Più frequentemente, le scuole hanno lezioni due volte la settimana. I Fratelli e i Collaboratori Lasalliani si stanno sforzando di comprendere i giovani e il loro ambiente. Cercano di trovare il "momento giusto" e il "linguaggio appropriato per parlare di Gesù Cristo". (Regola, 15)

Catechisti per vocazione

Cari Lasalliani, se non ci confrontiamo con questo problema non possiamo sostenere di fare seriamente la missione Lasalliana. La visione che De La Salle aveva della missione, ovunque evidente nei suoi scritti, è senza ambiguità. Naturalmente dobbiamo dare corpo a questa visione in un mondo assai differente dal suo. Dobbiamo accogliere l'essenza del suo messaggio ai Fratelli e incarnarlo nella nostra realtà di oggi:

"Voi siete stati designati da Dio a succedere ai santi apostoli nell'insegnamento della dottrina di Gesù Cristo, e nel confermare la sua santa legge nella mente e nel cuore di coloro che voi istruite quando insegnate il catechismo, che è la vostra principale funzione... Vi ci siete dedicati sufficientemente durante quest'anno? Avete considerato questo compito come il vostro principale dovere verso di loro? (Med. 145, 3; 91, 3)

Ispirati da questi passi, gli autori della Dichiarazione, l'importante documento del Capitolo Generale del 1967, dichiarano che i Fratelli sono catechisti per vocazione. (38, 1) Malgrado le difficoltà di oggi nel comunicare la fede, "noi non rinunciamo in alcun modo alla nostra determinazione di proclamare Gesù Cristo". (39, 4) Essere catechisti per vocazione significa amare e rispettare i nostri giovani come persone umane distinte. Significa accettarli "come sono" e prenderli sul serio. Significa camminare fianco a fianco con loro, consentendo che possano condividere apertamente le loro perplessità e i loro problemi sul significato della vita e sulla fede religiosa. Essere catechisti per vocazione significa condividere con i giovani ciò che noi vediamo, ciò che noi pensiamo e crediamo, senza cercare di imporre loro la nostra fede.

Osserviamo in tutto il mondo, e specialmente in Europa, come già mi è capitato di dire a Strasburgo sei anni fa, una considerevole diversità in ciò che il Papa ha chiamato "situazioni" a riguardo della fede religiosa. Abbiamo giovani - spesso nella stessa scuola - che "vivono" la loro fede cattolica e altri che non lo fanno; giovani che sono cristiani ma non cattolici; giovani che sono di religioni diverse da quella cristiana; giovani che sono alla ricerca di "spiritualità" in modo eterogeneo; e giovani che sono indifferenti o addirittura ostili verso la religione.

Mentre riconosciamo la complessità delle situazioni e la sfida che ne deriva, dobbiamo però chiederci seriamente se diamo sufficiente priorità alla creazione di scuole e di centri che corrispondano, per quanto possibile, alla scuola com'è descritta nella Regola; cioè una scuola o centro che in virtù dei suoi orientamenti "significhi" la comunione interpersonale richiesta dal Regno di Dio; una scuola o centro che sia "mezzo di salvezza", salvezza nel suo senso più ampio: "liberazione dal male in tutte le sue forme". (Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio, 15)

Date per scontate le "situazioni" dei nostri giovani, possiamo trovare una vantaggiosa guida negli orientamenti che la Chiesa fornisce per assecondare la sua presenza e la sua missione tra le persone di altre fedi religiose. La Chiesa considera il "dialogo" e la "proclamazione" come aspetti dell'evangelizzazione distinti, ma collegati. Noi, oggi, nelle nostre scuole abbiamo bisogno dell'uno e dell'altro aspetto. Vi sono molti modi in cui possiamo impegnare i nostri giovani nel dialogo - con noi e tra di loro - quale che sia la loro posizione sulla fede religiosa: promuovendo relazioni umane; sensibilizzandoli alle questioni della giustizia sociale e incoraggiandoli a impegnarsi a lavorare per la giustizia; promuovendo una preghiera comune in diverse forme; promuovendo conversazioni informali e condivisione personale circa la fede religiosa; organizzando conferenze, seminari, gruppi di discussione su argomenti relativi alla fede.

Tuttavia, possiamo fare di più. Il Papa dichiara con coerenza che i giovani hanno il diritto di sentir parlare di Gesù Cristo e che i cristiani hanno il dovere di corrispondere. Noi, certamente - educatori Lasalliani - abbiamo un dovere particolare nel trovare maniere creative di proporre Gesù Cristo ai nostri giovani, qualunque sia la loro età, naturalmente rispettando sempre la loro libertà. Dobbiamo fare dei corsi di religione che siano loro accessibili, corsi che siano almeno opzionali se non obbligatori, corsi impartiti da insegnanti che siano qualificati sia nella teologia che nella pedagogia.

2. Pastorale Giovanile

Nell'elencare la pastorale giovanile come una categoria separata, non intendo separarla dall'educazione alla fede. Con la pastorale giovanile faccio riferimento a quelle attività che contribuiscono all'educazione alla fede, ma che ordinariamente hanno luogo al di fuori dell'aula scolastica. L'oganizzazione delle attività di pastorale giovanile è assai diversa nel mondo Lasalliano. Tuttora avverto ovunque un rinnovato interesse nell'aiutare i giovani a divenire consapevoli della presenza di Dio nella loro vita e a imparare a pregare. Le scuole hanno dei programmi creativi per aiutare i loro studenti ad apprezzare i sacramenti della Eucaristia e della Riconciliazione, e a ben prepararsi al sacramento del Matrimonio. Si programmano ritiri e giorni di raccoglimento alla portata di tutti. Si organizzano piccole comunità di fede per permettere a coloro che vivono seriamente la loro fede di farne esperienza con altri che sono alla ricerca della stessa possibilità. Molte scuole hanno centri di pastorale dove i giovani possono essere consigliati e trovare letture appropriate o materiali multimediali. Spesso i respondabili di questi centri organizzano conferenze, seminari e discussioni su argomenti che oggi sono importanti per i giovani.

Fede, comunione, servizio

In molte scuole di talune aree del mondo, i giovani dedicano due o più ore la settimana al servizio dei poveri, degli anziani o dei malati. Alcune scuole richiedono un numero minimo di ore, altre lo rendono volontario. Potremmo classificare tali programmi come "sociali" più che "pastorali". Personalmente credo, però, che essi sono stumenti assai efficaci di evangelizzazione. Nel Marzo scorso ho avuto l'opportunità di partecipare a una tavola rotonda sul "servizio come atto formativo". Uno dei nostri collaboratori Lasalliani ha ricordato di essere stato responsabile di organizzare attività di servizio per circa quindici anni. Inoltre negli ultimi sette anni egli ha collegato il programma al movimento della gioventù Lasalliana e alla fede, alla comunione e al servizio. Ha messo in evidenza l'impatto positivo di questo collegamento. Ha situato il servizio in un contesto di fede e ne ha approfondito il significato e l'importanza.

Gioventù Lasalliana

Il movimento della Gioventù Lasalliana è una dimensione integrale del ministero pastorale con i giovani. Ha una struttura che è chiaramente formativa. Per vari anni, nel passato, c'è stata una "esplosione" dell'attività dei Giovani Lasalliani. Non è una esagerazione, benché le situazioni siano considerevolmente varie. Il movimento prende diverse forme. In alcune aree dell'Istituto lo sviluppo è notevole. In altre vi è meno sviluppo, o addirittura non ve n'è affatto.

In un numero crescente di nostre scuole vi sono gruppi attivi di Giovani Lasalliani. I membri si incontrano settimanalmente o mensilmente per pregare, per programmare progetti di servizio, e per riflettere sulla loro esperienza. I pilastri del movimento sono le tre caratteristiche della spiritualità Lasalliana: fede, comunione e servizio. I partecipanti si impegnano a servire con periodi settimanali o mensili. Alcuni hanno programmi più estesi durante il periodo delle vacanze. Vari settori dell'Istituto organizzano assemblee distrettuali, interdistrettuali, nazionali o regionali, e, periodicamente, assemblee internazionali. Talvolta i programmi durano da cinque a sette giorni e comprendono progetti di servizio ben organizzati. Seguendo queste assemblee i partecipanti frequentemente danno inizio al movimento di Gioventù Lasalliana tra gli studenti della loro scuola, o tra gli ex-alunni.

Sono assai lieto nel rilevare che il movimento sia presente in un buon numero di distretti e di scuole in Europa. Il più recente raduno della Gioventù Lasalliana Europea a Worth Abbey, in Inghilterra, nel passato mese di Luglio, è stata un'esperienza meravigliosa per i partecipanti. Incoraggio tutti voi a dare grande priorità allo sviluppo del Movimento della Gioventù Lasalliana.

I Volontari Lasalliani a breve termine

Durante il periodo delle vacanze nel corso delle ultime due decadi, molti volontari si sono offerti per prestare servizio in paesi poveri, ed anche nella loro stessa nazione. Questi volontari sono costituiti da alunni, ex-alunni, insegnanti, personale, genitori ed amici. Alcuni hanno prestato servizio per due o tre periodi di vacanza ed anche per più periodi.

Ordinariamente questi volontari si impegnano in programmi di educazione e di sviluppo che sono di notevole contributo per la vita della popolazione. Nello stesso tempo queste attività sono preziose esperienze educative per i partecipanti. Essi vengono a consocere la ricchezza di culture prima ignorate e crescono nella loro comprensione e stima. A causa del servizio concreto da loro reso e per le relazioni personali stabilite, divengono più consapevoli e più sensibili alla situazione di popolazioni svantaggiate e frequentemente vengono coinvolti in una lunga lotta contro la povertà e l'ingiustizia delle strutture.

Molti distretti qui rappresentati hanno dei programmi notevoli. Voi inviate centinaia di volontari nelle aree povere del mondo ogni estate. Mi congratulo con voi assai sinceramente. Spero che il movimento continui a crescere.

Volontari Lasalliani per uno o più anni

Il movimento dei volontari a lungo termine è andato evolvendosi in diversi modi per molti anni. Numerosi giovani, ad esempio, in alternativa accettabile al servizio militare obbligatorio, hanno collaborato ai lavori apostolici dell'Istituto in vari paesi oltre a quello proprio. Alcuni di essi hanno fatto vita comune con i Fratelli.

Negli anni recenti, tuttavia, un numero crescente di regioni e di distretti hanno sempre più risposto positivamente al desiderio di giovani e di ragazze di dedicare un anno o più della loro vita al servizio dei poveri. In alcune aree le risposte sono mirate, in altre sono più strutturate. Alcune includono l'opzione di fare vita comune con la comunità.

I programmi strutturati differiscono da regione a regione. In una, ad esempio, circa trenta volontari vivono insieme in una numerosa comunità costituita da Fratelli e da volontari e si impegnano a un intenso programma di preghiera, di vita in comune e di servizio ai poveri. In un'altra regione trenta o quaranta volontari vivono comunitariamente con i Fratelli in aree povere o tormentate, sia della loro regione che in paesi esteri. Sono quasi tutti giovani, ma vi sono eccezioni. Lavorano come insegnanti, come istruttori, catechisti o nella pastorale giovanile. Alcuni sono coinvolti in programmi di alfabetizzazione, di sport, e in una varietà di altre attività e servizi. Questi volontari sono alla ricerca di un'esperienza di vita di comunità. Perciò accettano spontaneamente la richiesta di partecipare alla vita di comunità dei Fratelli, compresa la preghiera giornaliera e l'Eucaristia. Alcuni ex-volontari sono divenuti insegnanti e promotori della pastorale tra i giovani nelle opere Lasalliane.

Programmi che sono chiaramente formativi

Nella mia recente lettera pastorale ho fatto una citazione da una simpatica intervista rilasciata dal francese Nicolas Toussaint. Essendo studente in una delle nostre scuole, ha scoperto i tre pilastri di fede, comunione e servizio. In seguito è divenuto un volontario Lasalliano ed ha lavorato in un programma per giovani emarginati ed esclusi, mentre viveva con i Fratelli. Nicolas è ora un volontario nelle Filippine. Nell'intervista ha osservato con molta perspicacia di riconoscere "una unità e una forza nei tre pilastri: fede, comunione e servizio". Però, a causa di ciò che egli chiama una "brillante intuizione", questi tre pilastri non costituiscono un "requisito di ammissione". Sono invece tre percorsi proposti a ogni giovane per avanzare verso l'unità.

Ho ascoltato spesso con grande emozione le riflessioni fatte dai giovani sulla loro esperienza di volontari o di giovani Lasalliani. Parlano invariabilmente dell'impatto straordinario che l'esperienza di servizio ha avuto su di loro, dichiarando di aver ricevuto molto più di quanto non abbiano dato. Alcuni dicono, infatti, che l'esperienza ha cambiato la loro vita. Un anno fa ho ascoltato circa una trentina di giovani universitari Lasalliani i quali erano appena ritornati da un "break" invernale di un mese, una vacanza da essi dedicata a servire. Hanno parlato della povera gente che avevano appena incontrato e servito. Alcuni, nel raccontare, erano commossi sino alle lagrime... tanto da non essere capaci di continuare.

La mia convinzione che l'esperienza dei gruppi fondati sulla fede, la comunione e il servizio sia formativa cresce costantemente. Alcuni giovani scoprono o riscoprono Dio e la fede religiosa. Altri trovano una nuova immagine di Gesù Cristo. Vengono a conoscerlo come una persona amorevole e misericordiosa, come il Buon Samaritano e il Buon Pastore. Altri ancora scoprono una nuova visione della Chiesa. Penso, infine, che attraverso il servizio i giovani arrivano a conoscere più profondamente un mondo di gente povera e diseredata, un mondo che essi ora difficilmente conoscono o lo conoscono soltanto astrattamente.

Penso che questi programmi di pastorale sono veramente Provvidenziali. Sono anche efficaci. Quando si riscontrano delle strutture efficaci nell'educare oggi i giovani alla fede, dobbiamo promuoverle.

3. Educazione dei Poveri

Come ben sapete, la solidarietà con i poveri è una dimensione essenziale dell'eredità Lasalliana e quindi, oggi, della nostra missione. I Lasalliani debbono fare tutto ciò che possono per rendere le nostre scuole accessibili e adatte ai poveri e alle loro specifiche necessità. Ci capita talvolta di sentire questa domanda: "Chi sono i poveri"? Se qualcuno qui oggi ha da fare questa domanda, gli propongo di fermare la prossima persona che incontra nella strada e di chiederle, "Chi sono i poveri"? Penso che nella maggior parte dei casi, se non in tutti, la risposta sarà che i poveri sono persone sfavorite economicamente e nella impossibilità di soddisfare le loro necessità fondamentali. La risposta è giusta. Poveri sono anche gli emarginati e gli abbandonati. Sono gli immigranti caduti in povertà, come quelli che giungono costantemente e in numero considerevole nei paesi d'Europa. Sono i senzatetto e coloro, compresi anche i giovani, che lavorano nelle strade o chiedono l'elemosina lungo i marciapiedi. I poveri sono anche tra quelli che vengono esclusi dai vantaggi della globalizzazione. Nella nostra tradizione Lasalliana noi consideriamo i poveri quelli ai quali siamo inviati di preferenza, ivi compresi anche i giovani con problemi di comportamento, con difficoltà di apprendere, e con seri problemi personali, sociali e di famiglia.

A Strasburgo ho fatto una osservazione che voglio ripetere qui in questo pomeriggio. Dobbiamo essere attenti a non equiparare i poveri economicamente con i poveri perché carenti di istruzione. Ovviamente alcuni giovani poveri dal punto di vista economico hanno anch'essi limitate capacità intellettuali, verosimilmente nella stessa percentuale che si riscontra in genere tra i giovani. Però, molti altri giovani poveri sono assai forniti intellettualmente. Coloro tra di voi che hanno insegnato in scuole di paesi poveri o hanno lavorato con i nostri giovani Fratelli in formazione - molti dei quali vengono da famiglie assai povere - sanno quanto corrisponda al vero questa affermazione. Dobbiamo aprire le porte dell'opportunità a coloro che sono divenuti emarginati per circostanze avverse.

Nuove iniziative in risposta a nuove necessità

Noi Fratelli facciamo professione di uno speciale voto di associazione per l'educazione dei poveri. Secondo questo voto dobbiamo sforzarci di fare tutto ciò che possiamo per arrivare ai poveri con le nostre scuole e i centri educativi, in collaborazione con gli altri. Inoltre, la nostra Regola obbliga i distretti a stabilire un piano di evoluzione delle opere apostoliche che faccia del servizio diretto dei poveri una priorità gradualmente effettiva. Tale attuazione ci richiede di rafforzare le opere esistenti verso i poveri e di creare nuove vie per educarli. La Regola, ispirata dal Vaticano II, stabilisce che il rafforzamento dell'impegno per l'educazione dei poveri può richiedere il ritiro di alcuni Fratelli da certe attività e di affidarne la responsabilità ai collaboratori laici. Il ritiro da una scuola di uno o due e più Fratelli, o un'intera comunità, in nessun modo implica mancanza di fiducia che la scuola in particolare non sia uno strumento efficace di educazione umana e cristiana. Significa invece che noi Fratelli abbiamo un impegno particolare per l'educazione dei poveri e, a motivo dei nostri voti, abbiamo la libertà di agire. Ciò manifesta anche il nostro convincimento che i collaboratori laici possano condurre le scuole come istituzioni autenticamente Lasalliane.

Queste proposte sono certamente "parole dure" per molti di noi Fratelli e difficili da intendere anche da alcuni dei nostri collaboratori laici. Data la situazione vocazionale in Europa, com'è possibile pensare a nuove iniziative per i poveri? Eppure Giovanni Paolo II conferma il nostro orientamento con l'esortare i religiosi, anche se i loro istituti sperimentano una scarsità di vocazioni, "a rispondere con generosità e coraggio alle nuove forme di povertà con sforzi concreti, anche se necessariamente in piccola scala, e soprattutto nelle aree più abbandonate". (VC, 63) Egli dice inoltre che è Dio che chiama le persone consacrate a dare nuove risposte a problemi nuovi nei modi compatibili con il loro carisma originale. (VC, 73)

Il numero di distretti che fanno passi concreti per rendere l'educazione dei poveri una priorità gradualmente effettiva è in crescita. Alcuni hanno ritirato delle comunità o ridotto il numero dei Fratelli in certe scuole, mantenendo però le istituzioni come scuole Lasalliane del distretto. Hanno poi rafforzato le attuali opere per i poveri e ne hanno create delle nuove. Assistiamo a un impressionante numero di nuovi progetti, di attività, ed anche di scuole e centri. Tali iniziative non sono "al margine" come forse sarebbe accaduto pochi anni fa. Sono invece "al centro" delle opere apostoliche del distretto.

Queste decisioni spettano soprattutto ai Fratelli. Nondimeno, è importante che tutti i membri delle nostre comunità educative le comprendano e le apprezzino.

4. Educazione alla giustizia sociale

Noi vediamo dei progressi nella creazione di programmi efficaci nell'educazione alla giustizia sociale. Però il progresso è discontinuo. Dobbiamo fare molto di più di quanto facciamo ora. Dobbiamo essere chiari: nessuna istituzione quale che sia il genere di educazione che offre e quale che sia l'età dei suoi studenti, può lecitamente usare l'etichetta di Lasalliana senza che gli studenti imparino ad essere fratelli e sorelle, non solo tra di loro, ma anche con e per gli altri, particolarmente con quelli in necessità. Questo è un messaggio che dobbiamo mandare senza compromessi ed ambiguità a tutti i membri della comunità educativa.

Specialmente, dobbiamo organizzare programmi di educazione ai problemi mondiali: corsi, conferenze, assemblee, seminari, materiale per la lettura, materiale multimediale, ecc. Inoltre dobbiamo educare i nostri giovani all'insegnamento sociale della Chiesa. Dobbiamo quindi organizzare programmi di servizio analoghi a quelli di cui ho già parlato, dando opportunità alla riflessione sull'esperienza alla luce del Vangelo.

5. Promuovere Cambiamenti Sociali

Dobbiamo considerare anche un'altra dimensione del nostro impegno per la giustizia: i Lasalliani dovrebbero essere promotori di cambiamenti sociali. Abbiamo una forza enorme di Fratelli, insegnanti, personale, membri del consiglio, genitori, ex-alunni, amici e giovani. In molti paesi del mondo Lasalliano, la mancanza di libertà di espressione e la scarsa responsabilità dei politici limita le possibilità di influenzare la società in maniera efficace. Nell'Europa, però, i Lasalliani possono contribuire notevolmente. Dobbiamo aggiungere all'impegno immaginazione, creatività e determinazione. Spesso possiamo avere un impatto efficace con la partecipazione a campagne a favore del cambiamento desiderato. Dobbiamo "vagliare" le possibilità, sviluppare programmi di azione, e poi portare a termine i programmi. Sto parlando, naturalmente, di attività costruttive, non violente per promuovere la giustizia; attività motivate dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo. Non sto parlando di una irresponsabile violenza di strada.

Il Papa scrive che tutti i cristiani debbono avere un'opzione preferenziale per i poveri, ma le persone consacrate "in modo speciale". Il Signore le chiama, egli dice "per denunciare l'ingiustizia commessa contro così tanti figli e figlie di Dio, e ad impegnarsi per la promozione della giustizia". (VC, 82) Egli ha rivolto queste parole a "persone consacrate", come i Fratelli. Nondimeno, ha pure scritto esplicitamente, che tutti i cristiani - e io aggiungo, certamente tutti i Lasalliani - debbono avere un'opzione preferenziale per i poveri.

6. Difesa dei Diritti dell'Infanzia

L'anno scorso ho scritto che la situazione di innumerevoli ragazzi nel mondo di oggi è di uno scandalo inqualificabile. Ho anche detto che il nostro carisma Lasalliano ci invita a fare della solidarietà con i ragazzi dimenticati, abbandonati, emarginati e sfruttati un punto di particolare interesse per la nostra missione. Cercando di essere concreto, ho scritto sette pagine di possibili iniziative. Il tempo non mi permette ora di ripetere il contenuto di quelle pagine. Ho pure suggerito che i Fratelli rendessero disponibile la lettera pastorale ai loro collaboratori, o almeno le pagine più pertinenti. La risposta iniziale sia dei Fratelli che dei Collaboratori Lasalliani è stata incoraggiante. Spero che il Capitolo Generale voglia proporre la difesa dei diritti dell'infanzia come punto di particolare interesse nell'esercizio della missione che abbiamo ricevuto da San Giovanni Battista de La Salle.


OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Nelle meditazioni che il Fondatore ha scritto ad uso dei Fratelli per il tempo del ritiro, dice che è fin troppo ovvio che i figli degli artigiani e dei poveri vivano da soli, girovagando dappertutto come vagabondi, trascurati dai genitori che, essendo poveri, sono preoccupati nel cercare di provvedere al sostentamento delle loro famiglie. A causa dell'ozio e dei cattivi compagni, i ragazzi contraggono abitudini peccaminose che sono difficili da correggere. De La Salle dice che Dio vuole che questi ragazzi arrivino alla conoscenza della verità e siano salvi. Nella sua bontà Dio vuole porre rimedio alla loro infelice situazione. Di conseguenza, ha stabilito le Scuole Cristiane. Ma queste scuole debbono avere insegnanti capaci di aiutare i ragazzi a trovare la verità e la salvezza. Perciò, Dio illumina il cuore di certe persone, chiamandole a dare la loro vita nell'educazione della gioventù. De La Salle dice perciò ai Fratelli, in un linguaggio assai diretto, "Voi siete quelli che Dio ha scelto".

De La Salle ha scritto queste meditazioni principalmente per i Fratelli. Tuttavia, il frontespizio mostra che erano anche destinate a tutte le persone impegnate nell'educazione della gioventù. Perciò, rivolgo queste parole a tutti voi in questo pomeriggio. Ovviamente dobbiamo leggerle, comprenderle e viverle nel contesto della nostra realtà, all'alba di un nuovo secolo e di un nuovo millennio. Se le leggeremo con intelligenza e devozione, scopriremo che De La Salle, come Gesù, ha insegnato con autorità. Ci accorgeremo della saggezza del suo insegnamento e troveremo in esso una ricca fonte di ispirazione e di unità. Arriveremo a sapere perché, cinquant'anni fa, la Chiesa ha proclamato Giovanni Battista de La Salle Patrono di tutti gli Educatori dei Ragazzi e dei Giovani. Vi incoraggio a dare ascolto a queste parole del nostro Fondatore, leggermente adattate, come suo personale messaggio per voi:

Ringraziate Dio per la grazia che vi ha concesso.
Onorate il vostro ministero.
Rendetevi degni di essere suoi ministri.

(MTR 193, 3; 194, 1; 199, 3)
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